Il mio lavoro si muove come un’indagine sul reale e sulle sue contraddizioni: si sviluppa in un’estetica elettronica e hyper-pop in cui immaginario artificiale e dimensione emotiva convivono. Alla base c’è una tensione costante tra slancio verso l’infinito e percezione della fragilità umana.
Le opere nascono dalla rielaborazione di immagini e segni mediatici, analizzati e riorganizzati fino a diventare struttura. Il mio linguaggio è multimediale: pittura, video, installazione e digitale si intrecciano come parti di un unico sistema in trasformazione. Utilizzo materiali inusuali e riferimenti provenienti da ambiti diversi — neopop asiatico, social network, videogiochi, post-internet art— generando immagini seducenti ma instabili, dove naturale e artificiale si confondono.
Le superfici colorate introducono uno spazio ambiguo in cui il reale perde solidità. Il mio lavoro rende visibile questo scarto percettivo: il mondo appare come una simulazione hyper-pop.
Le opere nascono dalla rielaborazione di immagini e segni mediatici, analizzati e riorganizzati fino a diventare struttura. Il mio linguaggio è multimediale: pittura, video, installazione e digitale si intrecciano come parti di un unico sistema in trasformazione. Utilizzo materiali inusuali e riferimenti provenienti da ambiti diversi — neopop asiatico, social network, videogiochi, post-internet art— generando immagini seducenti ma instabili, dove naturale e artificiale si confondono.
Le superfici colorate introducono uno spazio ambiguo in cui il reale perde solidità. Il mio lavoro rende visibile questo scarto percettivo: il mondo appare come una simulazione hyper-pop.